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Se mio figlio morde...

Pubblicato il 14 gennaio 2020 alle 09.10

Non è raro che il genitore di un bambino al di sotto dei 3 anni si trovi di fronte al tema del morso, sia che si tratti del genitore del bambino che lo ha procurato sia che si tratti del genitore del bambino che lo ha subìto.

Se è il proprio figlio a mordere, il primo sentimento è il senso di colpa e il senso di inadeguatezza. "Sbaglio qualcosa" è la didascalia ricorrente. 

Il bambino che morde ricorda un gesto aggressivo, violento, e come tale viene respinto dall'adulto che, di fronte alla scena, si arrabbia, si dispiace, si preoccupa. "Non voglio che mordi i bambini", "Non devi fare male agli altri bimbi", "Non fare il bimbo cattivo" - ho sentito dire - fai il bravo", "Mamma e papà si dispiacciono se mordi" e via discorrendo.

Se, come spesso accade, il bambino dai 12 ai 36 mesi (di media), attraversa una fase di questo tipo (dove per fase intendiamo il susseguirsi di eventi simili, che si ripetono tutti i giorni o più volte al giorno), i genitori entrano in crisi. 

Ecco che se il genitore non è lucido pronuncia frasi non appropriate che possono inviare un messaggio errato al bambino. 

Per affrontare la questione nel modo più corretto si può dunque partire da alcuni passi.

Innanzitutto, il primo step da compiere è riconoscere ciò che stiamo provando da genitori. Vergogna, rabbia, paura, insicurezza? Dopo aver risposto a questa domanda possiamo esplorarne la risposta e spogliarla di tutte quelle proiezioni e esagerazioni con cui la nostra emotività ha condito quello che quel gesto rappresenta per noi. 

"Mio figlio non è aggressivo, sta solo compiendo un gesto che aggredisce" è già un primo passaggio. 

E' fondamentale guardare i bambini per ciò che fanno, senza mettere in dubbio ciò che sono, ma per farlo è necessario essere a contatto con le nostre emozioni e le nostre proiezioni che riguardano il nostro vissuto e non quello di nostro figlio.

"Mio figlio/a ultimamente morde i compagni ma non lo farà per sempre": un assunto tanto banale quanto necessario quando l'adulto, inconsciamente, si prefigura già di avere un figlio che in futuro sarà problematico e imperfetto. 

"Mio figlio morde ma non è necessariamente colpa mia. Posso correggere il tiro, modificare qualcosa, rinnovarmi e accompagnarlo in questa fase che, come tale, avrà un inizio e una fine."

Sì ma PERCHè morde, vi starete chiedendo senza sosta, alla faticosa ricerca di un colpevole da un lato e alla ansiogena ricerca di una soluzione (e assoluzione?) dall'altra.

"L'importante è che non morda più, che smetta subito." Non è facile andarlo a prendere al nido e sentirsi ripetere che "anche oggi è successo". Che figura, che dispiacere, che rabbia, che scoraggiamento!

Ma è solo dopo aver dedicato realmente del tempo a spogliare il vostro pensiero dei vostri giudizi e preoccupazioni che possiamo concentrarci sul secondo step: cosa dire al bambino e cosa non dire. 

Fermo restando che ciò che avviene al nido resta al nido (e quindi è importante che siano le educatrici ad affrontare e gestire la situazione in modo strategico nell'esatto momento in cui avviene il morso e nei momenti precedenti o successivi in cui può essere prevenuto), può capitare che il bambino morda i pari anche al di fuori di scuola (al parco, in compagnia di amici, feste di compleanno etc). Se infatti il bambino morde solo a scuola, dopo essere stati informati e aggiornati dalle educatrici, la conversazione a posteriori (genitore-figlio) non è funzionale. Si corre infatti il rischio di enfatizzare anzichè esorcizzare questa che è una fase normale/possibile per un bambino di questa età, che ancora non parla e ancora deve imparare a comunicare, sia col corpo che con la voce.

Inoltre ricordare al bambino in cosa ha sbagliato a scuola (considerando il fatto che le educatrici avranno sufficientemente agito in merito) va a colpevolizzare il piccolo che sente altresì di esser stato "tradito" nella sua sfera personale scolastica che, in quanto tale, ha a che fare con lui/lei, le sue educatrici e i suoi compagni. 

E' più efficace un intervento simile (sia a casa che a scuola), che si mette in atto nel momento stesso in cui si presenta il morso. Il bambino percepirà che c'è un accordo tra adulti, una rete che lo contiene (i suoi punti di riferimento) e lo sostiene, ricordandogli o meglio insegnandogli, cosa si può e cosa non si può fare.

Come devo comportarmi in quel momento?

Immaginiamo la scena: vostro figlio ha appena morso un coetaneo davanti ai vostri occhi; il bambino piange, vostro figlio molto probabilmente lo starà osservando. 

Anche i genitori del bambino che ha subìto il morso molto probabilmente vi staranno osservando, tacendo, anch'essi in preda alle loro emozioni poco lucide e poco razionali. La violenza, se subìta o recata, ci spaventa sempre.

Cosa diremo a nostro figlio? "No, non si fa, gli hai fatto male. Vedi che piange? Dobbiamo fare piano." oppure "No, non si morde. Cosa gli volevi dire? Volevi giocare con lui? Diamogli un bacino dove si è fatto male e proviamo a giocare insieme". 

Le frasi non devono essere molte. Più il bambino è piccolo e meno le comprenderà. La comunicazione è asciutta, dolce ma ferma.

Quello che mi preme sottolineare è l'importanza del vostro atteggiamento. 

Sappiate che vi troverete a ripetere le frasi su scritte molte volte in questa fase, a volte addirittura eviterete di ripeterle e preferirete distoglierlo, a volte ancora preverrete il morso, cercando di accompagnarlo nel gioco affinchè lui/lei non si avvicini con l'intenzione di mordere, a volte seppur farete tutto questo e ancor di più, vostro figlio/a continuerà a mordere. Ci sarà un momento in cui lo farà più volte di seguito, addirittura arriverà a mordere anche voi! Ci saranno giorni in cui si sentirà in imbarazzo e tenderà a ripetere quel comportamento, seppur sbagliato, che tutti gli adulti gli stanno facendo notare. Sarà il suo modo per dirvi "basta, non ripetetemelo più".

Sarà un periodo ripetitivo e probabilmente procederete per tentativi. Non senza prima aver ben chiaro quali sono le cose da non dire, ovvero tutto ciò che lo farà sentire giudicato (ad esempio, generalizzando con "fai male ai bambini" anzichè "in questo modo gli hai fatto male") o colpevole ("se fai così noi ci rimaniamo male", "ma perchè fai così?")

Qual è allora la frase giusta? Qual è allora la soluzione? Come posso farlo smettere subito? Ha dei problemi? Sto sbagliando io? 

La risposta a tutto questo si trova nella mia prima premessa: a seconda di come noi adulti viviamo l'evento, egli lo vivrà di conseguenza. E' più importante come il bambino lo vivrà che quante settimane durerà. Meglio lo vivrà, meno durerà. E con meglio non intendo essere poco chiari e fermi: non si può mordere, questo è un messaggio che non vacillerà.

Sarà però lo stato d'animo con cui entrerete in comunicazione con il bambino che farà la differenza. 

Ecco che non sarete petulanti nè pedanti, non sarete dispiaciuti o delusi, non sarete spaventati. 

Non c'è niente e nessuno di cui aver paura. Nè della fase che vi sembra di non riuscire a controllare, nè degli errori che vi sembra di star compiendo.

Il nostro compito non è infatti quello di controllare l'inizio e la fine delle fasi dei bambini ma di accompagnarli, con la maggiore lucidità e coerenza possibile, nel loro percorso di crescita che è, nel caso degli anni del nido, appena agli albori...

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