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Giocare fa bene

Pubblicato il 19 dicembre 2019 alle 09.10

Giocare e saper giocare rappresentano un segnale importante dello stato di benessere del bambino. 

Giocando si impara, giocando si comunica: la realtà fittizia che il bambino costruisce nel gioco non rappresenta una copia in miniatura ma una sua intepretazione, la rappresentazione che egli si dà della realtà. Le educatrici al nido sanno osservare e rispettare i tempi dei bambini a scuola, riuscendo a riconoscere chi ha bisogno di essere accompagnato e guidato nel gioco e chi invece ha bisogno di attendere e osservare prima di agire. Giocare fa bene per la soddisfazione intrinseca che deriva dal fare, dall'agire, fa bene perchè il gioco restitusce al bambino il senso del proprio agire, la consapevolezza della propria esistenza nel mondo, la percezione del proprio corpo, delle proprie abilità e competenze, la possibilità di poter intervenire sulla realtà manipolandola e trasformandola.

Il gioco al nido si alternerà in momenti di gioco libero e in altri strutturati, proposti dall'educatrice. 

L'alternanza di questi due momenti diversi consentirà al bambino di esplorare ed esprimere se stesso e i propri contenuti emotivi, in diverse forme e tempi. 

Importante chiarire che al bambino non si deve insegnare a giocare, lo sa già fare; ha solo bisogno di un contesto appropriato in cui farlo. Il ruolo delle educatrici è proprio quelllo di predisporre l'ambiente e scegliere i materiali adeguati alla sua età, in modo che egli possa organizzare soggettivamente la propria attività esplorativa.

Utilizzare il gioco per intrattenere, educare, valutare il bambino non è funzionale. Si gioca col bambino per sostenerlo, per prolungare il suo gioco, per amplificarlo ed espanderlo, o per arricchirlo. La presenza dell'adulto sarà attenta e partecipe (lo sguardo, l'approvazione e l'incoraggiamento rivestono un ruolo rilevante tanto più il bambino è piccolo) ma mai invadente nè interferente. 

Le educatrici non sono protagoniste bensì si pongono come mediatrici, strumenti, affinchè i bambini arrivino a giocare, lavorare, serenamente e autonomamente "come se le educatrici non fossero presenti", come scriveva Maria Montessori.

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